lunedì 13 dicembre 2010

Nuove religioni e sette: Testo d'esame all'Università di Messina


Il Prof. Santi Lo Giudice, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi (ANNO ACCADEMICO 2010 -1011 - CFU 10 - annualità) ha inserito il mio libro Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto tra i testi d'esame relativi al programma annuale e semestrale del suo corso.


Il corso è inserito nel Piano di Studi del Corso di Laurea in Psicologia delle Relazioni Educative  presso la Facoltà di Scienze della Formazione - Università degli Studi di Messina.


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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MESSINA
FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE


PROGRAMMA DI SOCIOLOGIA DEI PROCESSI CULTURALI E COMUNICATIVI
(ANNO ACCADEMICO 2010-2011 - CFU 10 – annualità)


Titolo del Corso: Sull’utilità del credere:tra Fede e Ragione


Argomento del Corso: «Tutti sanno che noi siamo stimolati alla conoscenza dal duplice peso dell’autorità e della ragione. Io ritengo come definitivamente certo di non dovermi mai allontanare dall’autorità di Cristo, perché non ne trovo un’altra più valida. Riguardo poi a ciò che si deve raggiungere con la sottile indagine della ragione, ho fiducia di trovare frattanto nei platonici ciò che non ripugna ai nostri misteri. Tale è infatti la mia attuale disposizione: apprendere ciò che è vero non solo con la fede ma anche con la ragione». Scrittura che appartiene ad Agostino di Tagaste e che costituirà, senza trascurare le spigolature critiche, il punto di riferimento dell’argomento del Corso. Corso che contempla particolarmente i seguenti punti: a) la ricerca costante dell’evidenza della ragione, da cui nasce l’insistente ritorno all’autocoscienza (o immediata fonte percettiva di verità che né l’errore né il dubbio possono offuscarla); b) l’utilità del credere che prepara alla conoscenza diretta del vero; c) la tensione sapienziale che spinge a cercare la verità come “Sommo Bene”, dunque non solo a conoscerla ma anche ad amarla e possederla. 


Obiettivi e aspettative: arricchimento e approfondimento, attraverso lettura e riflessione sui saggi consigliati, della tematica in oggetto.


TESTI RELATIVI AL PROGRAMMA ANNUALE:

1)       Sant’Agostino, Le confessioni, BUR, Milano 2006.
2)       J. Chiffoleau, La Chiesa, il segreto e l’obbedienza, Il Mulino, Bologna 2010. 
3)       R. Di Marzio, Nuove religioni e sette.La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Magi, Roma 2010.
4)       S. Lo Giudice, Fedeltà alla terra. Problematiche etiche e sociali, Edizioni. A. Sfameni, Messina 2004.
5)       A. Bucca, La gelosià e i suoi demoni. Figure del delirio tra filosofia e scienze cognitive, Edizioni del Cerro, Tirrenia 2008
6)       M. M .Battaglia, Soriano Calabro. Identità Simboli Memorie Strategie del Ricordo, Pellegrini, Cosenza 2010.


TESTI RELATIVI AL PROGRAMMA SEMESTRALE:
                                                              
1)       Sant’Agostino, Le confessioni,BUR,Milano 2006
2)       J.Chiffoleau, La Chiesa, il segreto e l’obbedienza, Il Mulino, Bologna 2010. 
3)       R.Di Marzio, Nuove religioni e sette.La psicologia di fronte alle nuove forme di culto, Magi, Roma 2010.


Le lezioni, per semestralisti e annualisti,  avranno inizio martedì 5 ottobre 2010 alle ore 9:00  martedì dalle 9:00 alle ore 12:00. e proseguiranno ogni


Il Professore Ufficiale 
Santi Lo Giudice

sabato 19 giugno 2010

Impressioni di un lettore di Nuove religioni e sette


Commento di Francesco T. alla recensione a cura di Silvana Radoani


19 giugno 2010 02.56

La dottoressa Raffaella Di Marzio mi ha colpito molto per la sua preparazione unita all'obiettività ed umanità. Ho finito appena di leggere il libro Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto e l'ho trovato molto interessante, ho anche consultato la bibliografia e ho richiesto alla mia libreria di fiducia altri libri per approfondire l'argomento fra i quali ricerca di sè e trascendenza e teoria dell'attaccamento e religione di M. Aletti e G. Rossi.

In effetti il punto di svolta per chi legge questi libri avviene quando si comprende chiaramente e si inizia a prendere coscienza del fatto che la religione non è un fine ma un mezzo per la crescita psicologica e che il gruppo di appartenenza non deve incoraggiare il gregarismo ma il confronto con gli altri siano essi religiosi o meno. 

Un altro fattore importante che ho compreso è la necessità di essere critici anche nei riguardi del proprio gruppo di appartenenza individuando quei comportamenti e non soltanto dottrine ma anche comportamenti sociali che mettono a rischio non soltanto l'equilibrio emotivo della persona ma anche il proprio sé morale e psicologico. 

Grazie per questa rete accademica che è stata creata continuate in questo modo state facendo un buon lavoro diversamente da altre fonti di aiuto che sfruttano i sentimenti dei fuoriusciti semplicemente per i loro scopi non cicatrizzando le ferite di quest'ultimi ne tantomeno favorendone la crescita personale e il gusto della libertà liberta di pensiero e di essere se stessi.


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RISPOSTA DELL'AUTRICE


La ringrazio per le sue riflessioni perchè mi sembra che colgano in pieno le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere  questo libro. La complessità del fenomeno è tale che la sua diffusione  genera effetti  che si manifestano a vari livelli e in gruppi sociali contrapposti.


Le sofferenze che ne derivano per le persone coinvolte, nell'uno e nell'altro "fronte", sono TUTTE degne di essere evidenziate e, se possibile, lenite.

L'entrata in gioco di gruppi antisette nei quali militano  persone  a loro volta condizionate e utilizzate da presunti "esperti", non solo  incompetenti, ma anche malintenzionati, rende lo scenario italiano molto oscuro.

Certamente non penso che il mio libro possa risolvere il problema, ma, almeno, per la prima volta viene segnalato il pericolo che questi gruppi rappresentano poichè anch'essi sono gruppi settari, condizionano psicologicamente le persone che si rivolgono a loro per chiedere aiuto e hanno le stesse caratteristiche di chiusura e gregarismo delle "sette" che intendono combattere.


Speriamo che la buona informazione, purtroppo relegata ad ambiti accademici lontani dalla gente comune, si diffonda sempre più a tutti i livelli sociali.


I testi citati da Francesco T. nella bibliografia del libro sono:


Rossi, G. & Aletti, M. (2009). Psicologia della religione e teoria dell'attaccamento. Roma: Aracne Editrice

Aletti M. Rossi G. (1999). Ricerca di sé e trascendenza. Torino: Centro Scientifico Editore.




venerdì 11 giugno 2010

Nuove religioni e sette sul Settimanale VIVO



E' uscito oggi il Settimanale VIVO nel quale è pubblicata un'intervista che ho rilasciato a  Antonio Murzio. Nell'intervista viene segnalato il mio ultimo libro del quale si mette in rilievo la parte relativa  all'esperienza nel centro di ascolto e i suggerimenti per fare prevenzione del fenomeno.



 17 Giugno 2010 pp. 40-41


lunedì 17 maggio 2010

Recensione a cura di Silvana Radoani



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Nuove religioni e sette  di Raffaella Di Marzio 

Nuove religioni e sette
Edizione Magi - pag. 176
 
Il nuovo libro della psicologa dott.ssa Di Marzio rappresenta sicuramente una novità nel panorama editoriale italiano riguardante i gruppi controversi. 
 
E' uno dei rari testi dove la psicologia della religiosità viene sviscerata in forma critica, applicandola non solo alle persone che chiedono aiuto o vogliono riflettere sulle dinamiche che le hanno portate ad aderire a un culto coercitivo ma anche alle disposizioni caratteriali e personali di ogni uomo che si pone di fronte alla sfida della fede e della religione. 
 
La particolarità di questo testo è anche racchiusa nell'attenta valutazione delle problematiche sottese ai cosiddetti gruppi di aiuto e alle modalità d'intervento di questi confrontati con le attività litigiose che spesso mettono in atto: un'interessante quanto inusuale panoramica del mondo anti-cult italiano. 
 
Il testo è corredato da serie proposte di ricerca e di dialogo riguardanti i culti, eseguite soprattutto da persone specialiste, che non permettano il continuo rinnovarsi di forme di violenza sull' "altro" e che siano attente alla persona al di sopra di tutto, nel pieno rispetto della libertà inviolabile di scelta religiosa.
 
Si può essere d'accordo o critici con quanto la Di Marzio scrive ma è innegabile la carica di innovatività e di proposte di integrazione e confronti che con questo libro viene portato alla conoscenza e alla coscienza di tutti coloro che vogliono affrontare questo delicato tema. 
 
Un testo deciso e coraggioso ma altrettanto delicato e attento a non ferire mai la libertà di coscienza altrui. 
 
Silvana Radoani

sabato 8 maggio 2010

Recensione a cura di Giovanna Caldara



Psychologies magazine  - Maggio 2010


Tutti i libri del momento, le novità e i must, consigliati da Psychologies!


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Nuove religioni e sette 


Raffaella Di Marzio
Nuove religioni e sette
Edizione Magi - pag. 176
16€

 
IL PARERE DI PSYCHOLOGIES

La necessità di credere, ricercare il senso dell'esistenza e la speranza sono tutti bisogni insiti nell'essere umano. 

Ma cosa accade se il credere diventa credulità, ripetitività o stereotipo?

L'insegnante e studiosa Raffaella Di Marzio, membro del direttivo nazionale della Società italiana di psicologia della religione, analizza i fenomeni religiosi per comprenderne le dinamiche psicologiche, si interroga sulle caratteristiche di personalità e le motivazioni individuali e di gruppo per tracciare un quadro delle nuove religioni e delle sette.

Giovanna Caldara

martedì 27 aprile 2010

Video presentazione del Libro "Nuove religioni e sette"



Una breve presentazione del mio libro nella quale riesco finalmente a dire quello che i giornalisti non sempre mi fanno dire



lunedì 19 aprile 2010

Recensione a cura della Dott.ssa Cristina Caparesi




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Nuove religioni e sette di Raffaella Di Marzio



Il libro di Raffaella Di Marzio ha il pregio di illustrare la complessità del fenomeno settario in modo semplice ed adatto anche a chi ha conoscenze poco approfondite sull’argomento. Sono da apprezzare gli sforzi dell’autrice nel fornire al lettore le categorie concettuali fondamentali per affrontare gli aspetti problematici sull’argomento e la spiegazione scientifica che si struttura secondo l’approccio della psicologia della religione.

Importante anche la descrizione dello stato di attuazione dei progetti di ricerca che cercano di validare strumenti per misurare l’abuso psicologico rispondendo, in tal modo, alle richieste dell’APA (American Psychology Association) come il Group Influence Scale (GIS) o il Group Psychological Abuse Scalela Spagna e il Giappone. (GPA), progetti pilota che al momento coinvolgono paesi come gli Stati Uniti, l’Inghilterra.


Accettando l’invito di Raffaella, che ringrazio per la stima e l’affetto, intendo portare un contributo al suo blog di recente costituzione soffermandomi sul ruolo e la struttura dei centri di aiuto/consulenza.


Raffaella innanzitutto li differenzia dai centri critici sulle sette (antisette)i quali, pur trattandosi di centri strutturati sul volontariato al pari dei centri di sostegno, sarebbero orientati “a fare la guerra alle sette” attraverso “l’arruolamento” di fuoriusciti ostili. Il gruppo di aiuto o sostegno, invece, svolgerebbe un ruolo di rassicurazione emotiva aiutando l’ex membro a recuperare i rapporti persi e a ripensare alla propria esperienza. Allo stesso modo accoglierebbe i famigliari dell’adepto fornendo loro ascolto. 


In questo mio intervento vorrei ampliare il discorso  che Raffaella affronta nel paragrafo relativo alla proposta operativa limitandomi tuttavia solo ad alcuni spunti. Fondamentale è stata (ed è tuttora) la mia esperienza quale coordinatrice e consulente del Punto di Ascolto per Vittime di Culti Abusanti dell’associazione SOS-Abusi Psicologici, associazione che già dal 2004 ha realizzato attività di informazione ascolto e sensibilizzazione sul fenomeno settario e che dal 2009 ha dato l’avvio all’esperienza di un centro di aiuto multidisciplinare.


È bene sottolineare che, nella nostra esperienza, le richieste provengono soprattutto dal famigliare che ha un problema relativo all’adesione di un proprio caro ad un nuovo culto/setta. Questo pone immediatamente il problema, non del tutto secondario, che chi racconta potrà relazionare solamente sulla propria esperienza in quanto persona che ha subito, suo malgrado, il distacco di un proprio caro. Ciò non vuol dire che il racconto non sarà reale, però sicuramente mancherà di una parte importante che è quella di chi ha fatto/sta facendo l’esperienza settaria, a meno che non sia possibile stabilire un dialogo anche con l’adepto  nel gruppo.


Il nostro Centro di aiuto considera reale tutto ciò che viene raccontato perché sicuramente lo è per la persona che porta il suo dolore e la sua preoccupazione e pertanto viene accolto con l’obiettivo di comprendere quanto ci viene rappresentato per suggerire delle soluzioni e delle strategie di comportamento. La risposta che si fornisce dipende molto dalla richiesta, dalle modalità con cui il caso si presenta, dalla temporalità (cioè il periodo a cui i fatti si riferiscono), dal fatto che ci sia o meno un conflitto, dagli obiettivi che è possibile porsi. L’intervento di consulenza viene offerto da professionisti di diverse discipline che, occupandosi da tempo della problematica settaria, collaborano al progetto, ognuno per le proprie competenze. 


Dalla nostra esperienza fondamentale è l’ascolto dei diretti protagonisti, ma non riteniamo che un Centro di aiuto abbia l’obbligo di ascoltare i gruppi religiosi, non perché essi non vadano ascoltati, ma perché altri dovrebbero esserne gli interlocutori o i contesti in cui questo andrebbe fatto. La nostra azione, infatti, si articola generalmente all’interno dell’alveo famigliare dove si forma il conflitto e da dove, generalmente, la persona si allontana per aderire ad un gruppo.


Non mi soffermerò sulla metodologia che sarà oggetto di altra trattazione. Se l’accoglienza è l’elemento fondamentale e qualificante del centro di aiuto, credo che non ci si possa limitare al solo ascolto ma il professionista che offre un servizio deve anche poter consigliare ed orientare gli utenti. È evidente che non sempre si saprà se i suoi consigli sono stati ascoltati però è nell’interesse di chi chiede un aiuto quello poi di mettere in pratica l’orientamento che riceve. È sempre possibile continuare l’attività di aiuto e sostegno nel tempo, man mano che la situazione del richiedente o del suo caro nel gruppo subiscano delle modifiche. 


Sarà anche bene che questi centri non siano solo delle isole ma che si colleghino con i servizi territoriali di modo che l’utente possa ricevere assistenza, quando se ne ravvedano le condizioni, negli enti preposti. Da questo punto di vista ritengo che il Centro di aiuto debba farsi carico anche di stabilire dei momenti di informazione e sensibilizzazione presso i servizi territoriali della zona in cui opera.


Sulle professionalità che dovrebbero essere presenti, dalla nostra esperienza, rileviamo importanti la presenza dello psicologo, dell’avvocato, del sociologo/antropologo esperto di nuovi movimenti religiosi, però anche di altre figure che possano occuparsi di aspetti strettamente collegati quali il pedagogista, il mediatore famigliare. Come giustamente fa notare Raffaella non esiste una figura professionale specifica e personalmente ritengo impossibile che un’unica figura professionale possa occuparsi di tanti ambiti diversi contemporaneamente. 


Per affrontare la problematica occorre invece il gruppo multidisciplinare nel quale collaborano insieme dei professionisti che, oltre ad essere competenti nella propria professione, hanno  una specifica formazione sul fenomeno settario (che si acquisisce con anni di studio e partecipando a corsi/convegni/ed altre attività formative) ed anni di esperienza maturata sul campo svolgendo attività di consulenza e sostegno nei centri di aiuto e partecipando anche ad attività di ricerca. Se il centro di aiuto, oltre a fornire consulenza, dovesse offrire anche assistenza alle vittime, allora figure di tipo medico-sanitario come lo psichiatra, lo psicoterapeuta dovrebbero essere presenti. I centri di aiuto, qualunque sia la loro forma giuridica, debbono necessariamente contare sulla presenza di professionisti che rispondano ad un codice deontologico e offrano delle garanzie all’utente. 


Naturalmente importanti sono anche figure di appoggio quali l’ex-adepto soprattutto quando diviene un facilitatore (figura apprezzabile nella conduzione di gruppi di auto/mutuo aiuto) o nei casi in cui la sua esperienza possa essere utile a fornire informazioni aggiuntive su un gruppo. A tale riguardo, rilevante è l’esperienza dell’ICSA (International Cultic Studies Association) che da anni sta conducendo laboratori con ex-membri di 1° e 2° generazione.


Nel caso in cui il centro di aiuto, in collaborazione con altri enti di studio o ricerca, dovesse organizzare dei momenti di studio, conferenze o convegni sul settarismo, allora può essere il caso di allargare la discussione includendo rappresentanti di gruppi religiosi, soprattutto quando gli interventi siano focalizzati su quel gruppo in particolare.